Difendo le “ciavatte” ma non le indosso! #sfascionblogger



La prima volta che ho visto un paio di ciavatte (sì, devo chiamarle così, con la v, come fa mia nonna Adele) su un giornale modaiolo ho avuto un mancamento. La modella le indossava sorridente insieme a un paio di bei pantaloni stampati simil Max&Co, erano nere e avevano la gigantesca scritta Nike (scusa Vasco Brondi, sì, era meglio la gigantesca scritta COOP) stampata sopra in bianco, io fissavo quei piedi e non capivo. Mio nonno Aldo, compagno della meravigliosa nonna Adele, ne ha un paio molto simili, con le due strisce marroni intrecciate, e io, nella mia ricerca, sono piuttosto sicura di averne trovate un paio uguali. 
Se solo fossi a Roma me le farei prestare per sentirmi molto feshion. Poco tempo dopo tutti i blog di moda del globo si sono riempiti di queste "slides" - così le chiamano gli stilisti, ma io che non sono una stilista e che non sono una di quelle che deve per forza tradurre in inglese ogni singola parola del suo vocabolario, anche se ne avrei tutto il sacrosanto diritto visto che vivo in Inghilterra, le chiamo ciavatte - e di Birkenstock, che non credo di dovervi spiegare cosa sono, quelle ciavatte che sembrano quelle indossate dei frati francescani o dai turisti tedeschi che in estate invadono le nostre città e fotografano il Colosseo quando ci siamo sedute davanti noi che ci stiamo togliendo il prezzemolo dai denti. Il mio rapporto con queste due novità super fashion è stato travagliato, come tutte le cose che inizialmente odio con tutta me stessa e invece alla fine approvo, e infatti alla fine queste ciavatte di plastica con il logo ben stampato sopra hanno quasi iniziato a piacermi, ho pensato che in fondo anche loro avessero bisogno di un posto nel mondo, visto che ormai i nuotatori a livello mondiale si presentano a bordo piscina durante le competizioni sfoggiando (anche loro, come il 90% delle persone che vedo in giro) delle fiammanti nike roshe run o simili. Ad essere completamente sincera non ho mai avuto nulla in cotrario alle Birkenstock indossate da una donna (uomini, no, mettetevi un paio di vans e fatela finita) perché le ho sempre viste come un cuscino in lattice per i piedi, l'estate è dura e faticosa e ammetto che afforntarla con le scarpe sbagliate la rende ancora più insopportabile. Io, che sono da sempre del team anti piede nudo ma soprattutto anti infradito, non mi pongo il problema semplicemente perché tengo i miei piedini nelle scarpe chiuse anche se la temperatura raggiunge i quaranta gradi - anche se lo scorso anno ho avuto uno slancio positivo come mi succede spesso verso le novità e ho acquistato una decina di sandali, che mettevo solo per stare in casa e che, infine, ho regalato - e ho sempre pensato che se proprio dovete farci vedere quelle brutte dita storte allora vi prego fatelo con dei sandali veri che mi facciano quasi pensare che stiate indossando delle scarpe, qualcosa che abbia un laccettino dietro e che non sbatta contro il tallone quando camminate, però a questo punto mi sento di dover difendere le ciavatte per i seguenti motivi:
- andate in giro con quelle cazzo di infradito di plastica simil havaianas pure in metropolitana, e porca miseria, non sono scarpe adatte alla città, non sono scarpe e basta, sono ciabatte da bordo piscina da usare quando siete in vacanza a Rimini col fidanzato, al massimo ci potete andare a prendere una birra nel chioschetto che sta a non più di cento metri dall'albergo, non al cinema a piazza di Spagna (ma c'è un cinema a piazza di Spagna?);
- le infradito non posso essere portate con i calzini, a meno che voi non siate delle geishe, e scusate tantissmo ma io sono una sana e fiera portatrice di semi-sandali (così chiamo i miei caged sandals o le jelly shoes che ho con tanto amore acquistato e che sfoggio senza vergogna)quindi evviva le ciavatte fasciona portate con calzini carini con fiorellini o pizzetti. Il calzinaccio di spugna bianco col logo della puma magari anche no, perché a quel punto allora infilate i piedi in un paio di espadrillas e fateci illuedere che il mondo sia un luogo vivibile;
- se abbinate bene secondo me possono davvero fare la loro porca figura, mentre con le infradito di plastica al massimo la figura la fate sporca. Nel mio mondo fashion un po' sballato io vi prendo a calci sugli stinchi se vi vedo indossarle con i vestitini a fiorellini fru fru, ma vi abbraccio se le abbinate a dei pantaloni (sì, alla fine la combo ciavatte-pantalone stampato simil max&co che se solo fossi ricca me li comprerei tutti fino a non aver più abbastanza giorni per indossarli tutti mi è piaciuta);
- se anche voi pensate di non poter fare a meno di rendere vostro questo trend spendete i vostri soldi in un paio di Birkenstock e godetevi la comodità - e dimenticate ciò che diceva Miranda Priestley riguardo questa parola, ce la vorrei vedere lei a spingere il carrello della spesa dentro il Todis indossando il tacco 15 - ma che siano modello Arizona, di qualsiasi colore e fantasia, a una fascia o due, sono le uniche che posso farvi passare, se vi vedo con quelle specie di zoccoli allora vi urlo che il concertone del Primo Maggio è passato da un pezzo e vi giuro che anche lì sareste piuttosto fuori luogo;
- ammettiamo che a una certa età, per me già a 25 anni, le scarpe super flat non ce le possiamo più permettere perché dopo dieci minuti inizia a fare male la pianta del piede e poi la schiena e poi ti viene voglia di camminare scalza come fanno qua le inglesi ubriache all tre del mattino;
- da Topshop vendono le simil Birkenstock con la zeppa e sono una delle cose più zarra che io abbia mai visto, ed è per questo che le adoro come adoro ascoltare Taylor Swift quando qualcuno mi spezza il cuore.
In un mondo in cui ci affanniamo tutti giornalmente per seguire alla lettera tutti i dettami della moda, in cui ci buttiamo addosso anche quello che non ci piace solo perché c'è scritto su Glamour, almeno buttiamoci nelle braccia dei trend più guardabili e che siano lodate le ciavatte, perché scusate ma io i bermuda o quei cazzo di culotte pants larghi e lunghi fino a metà gamba non me li metto nemmeno se viene a pregarmi sotto casa in ginocchio Kate Moss.
Denise D'angelilli

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