Sanremo e la fiera dei cliché! #SanremoCliché

Da giovedì 20 Febbraio mi trasferirò anche io a San Remo, pronto a raccontarvi i retroscena di questa 64° Edizione del Festival di Sanremo. Attraverso questo blog ma anche e sopratutto tramite Twitter, Facebook e Instagram. Oltre ai numerosi collegamenti che giorno per giorno terrò con numerose radio in qualità di inviato.

Calderone di canzoni e mondanità e prestigiosa ed ambita passerella da numerosi giovani, il Festival di SanRemo è a tutt’oggi l’unica e sola vetrina musicale di rilievo in Italia, talent show a parte.
Là dove la musica s'intinge il più delle volte di sterili polemiche.
Quasi come se per sette giorni l’anno San Remo si auto-elegga Capitale, e dunque come la storia c’insegna, palcoscenico di importanti proteste.
Chi non ricorda nel 1984, Pippo Baudo placare gli animi dei metalmeccanici dell’Italsider in presidio davanti all’Ariston? E chi ha notizie di quell’uomo che nel ’95, durante la diretta in mondo visione, cercò di “tuffarsi” dalla balconata del teatro perché disperato? Anche allora v’era Baudo alla conduzione, che acclamato dalla folla convinse il poveruomo a non togliersi la vita.
Ma the show must go on. Volente o nolente.
Anche quando nel 1970, Luigi Tenco, uno dei cantautori italiani più amati di sempre, si tolse la vita nella sua camera d’albergo poche ore dopo quell’ingiusta e clamorosa eliminazione.
Fino ai giorni nostri e alla tanto acclamata farfallina di Belen Rodriguez, tatuaggio inguinale che fece capolino dalla vertiginosa scollatura di quell’abito che lo stilista Fausto Puglisi confezionò per l’occasione.
Ricordo bene che alcuni giornalisti azzardarono definendo quel gesto una “chiara” rappresentazione immaginifica del nostro paese, nel periodo in cui si faceva un gran parlare di festini a luci rosse e bunga bunga.



L’importante è esserci. E così nei sette giorni del Festival non mancano all’appello orde di opinionisti e vallette desiderose di apparire. Perché dietro l’angolo, giacché tutto fa notizia, v’è sempre una telecamera pronta ad immortalare.
Senza dimenticare quei tanto amati critici musicali, agguerriti più che mai, dalla sala stampa o per le strade in festa, che per sette giorni l’anno s’atteggiano a protagonisti di spicco d’uno spettacolo nello spettacolo. Tutti a disquisire su quanto siano melodiosi o meno quei ritornelli che tanto - sempre e comunque - parlano d’amore.
E così da casa, il Festival di Sanremo diventa un momento di ritrovo fra amici e familiari, che davanti al televisore cominciano a ricordare i bei vecchi tempi con un filo di ironia ed un pizzico di malinconia, cavalcando l’onda, canzone dopo canzone, a suon di cliché.

Ed eccola la lista dei cliché più più gettonati! 
Non vi è mai capitato di dire (o sentir dire) una di queste frasi?
- Perché le canzoni vanno riascoltate più volte per farsele piacere.
- San Remo è la città dei fiori ma puntualmente su quel palco neppure l’ombra d’un fiore appassito.
- Checché se ne dica: Le scale sono d’obbligo! 
- Non capisco perché chiamare delle vallette straniere quando in Italia c’abbiamo tante di quelle belle ragazze! 
- Bisogna andare spediti con le esibizioni, altrimenti ci si annoia e arriviamo a mezzanotte che abbiamo ascoltato solo due canzoni! 
- Il Dopo Festival non l’ho mai guardato ma ora che non c’è più mi manca. 
- Perché alla fine l’artista che non vince c’avrà sempre più successo di chi vince... prendi Vasco Rossi ad esempio!
Dicci il tuo cliché preferito tramite twitter con l’hashtag #sanremocliché
Io e @dueditanelcuore attendiamo con ansia!

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