Sanremholic ● Il Festival di Sanremo visto da Modaholic (Prima Serata)


A cura di Denise D'Angelilli
Vi avevamo promesso un resoconto del Festival di Sanremo visto da noi e ci piace mantenere le promesse, quindi eccoci qui!
Ci avete seguiti su twitter attraverso gli account  @modaholic e @dueditanelcuore ? Buon per voi! Adesso però lasciamo da parte i 140 caratteri e tuffiamoci nel magico mondo del Festivàl.
L'inizio è di quelli soporiferi che insomma, magari un po' più di verve non ci sarebbe stata male, però da Fabio Fazio ce lo aspettavamo, e siccome è uno dei pochi radical chic che riesco a sopportare, lo perdono.
Arriva Lucianina Littizzetto in una carrozza e io spero due cose: che Fazio la smetta almeno per questi cinque giorni di chiamarla con quell'antipatico vezzeggiativo, e che la Littizzetto si sia messa un paio di scarpe decenti. Non succede nessuna delle due cose.
Cara Luciana, almeno per Sanremo quelle zeppe “Modello Frankestein con problemi posturali” le potevi lasciare a casa e prediligere dei tacchi normali.
Il primo cantante ad esibirsi è Marco Mengoni, bello come il sole tutto tirato e in completo blu.
Il vestito bicolor di due edizioni fa è imbattibile, ma lui non sfigura mai.
Negli anni non ha imparato a cantare senza le faccette da Psycho o a pronunciare come si deve la lettera T, ma la voce c'è. Peccato che entrambi i pezzi siano piuttosto debolucci e sanremesi, speravo in qualcosa di più potente e adatto al suo personaggio.
Quasi quasi rimpiango l'orribile "Credimi ancora".
Tra "l'essenziale" e "bellissimo", fortunatamente, passa il primo.
Nannini e Pacifico insieme(autori del secondo brano) è una combo che non si ha da fare.

Arriva poi sul palco Raphael Gualazzi, il giovane-non giovane che si è svecchiato di dieci anni ma che ha lasciato la voce in camerino.
Tra “Senza ritegno" e “Sai" con mio sommo dispiacere passa la seconda, più sul ritmo ballata, mentre la prima mi aveva fatta scatenare in balli proibiti col mio coinquilino.
Raphael è un timidone, spero che l'ansia gli abbia giocato brutti scherzi e che giovedì riesca, magari dopo qualche xanax, a tirare fuori la sua stupenda voce.

Attendevo con ansia Daniele Silvestri e quando l'ho visto entrare in giacca e cravatta il mio cuore ha fatto “Bum!”.
La sua trasformazione da “ragazzetto sciatto coi denti storti” a “figo da paura” è incredibile.
Daniè dai dimmelo, a chi l'hai venduta l’anima?
“A bocca chiusa” è quello che ci aspettiamo da lui, un brano politicizzato anche se lui dice di no, ma che scorre liscio come l'olio, e questa è una capacità che solo Silvestri e pochi altri possiedono.
“Il bisogno di te” ha l'ennesimo testo incredibile del repertorio Silvestriano. Avrei voluto questo testo con la musica del brano precedente. Passa “A bocca chiusa”, era scontato. Ma comunque: Evviva!.
Sono di parte, scusate.

Simona Molinari e Peter Cincotti ho avuto il piacere di incontrarli qualche giorno fa e sono davvero una coppia affiatata, artisticamente parlando, però dai ragazzi un pensierino su una storia d'amore fatecelo, voglio sognare.
Su twitter questo duetto non è piaciuto praticamente a nessuno, ma io che sono sempre quella fuori dal coro vi dico beh, le note che ha toccato Simona prendetele voi.
Tra “Dr Jeckyll e Mr Hyde" e “La felicità” passa la seconda. Un pezzo electro swing poco sanremese ma originale, dove Peter (purtroppo) canta poco ma ammicca tantissimo alla bella Simona, e io in un bacio finale sinceramente ci ho sperato tanto.

La gara è giunta alla metà e quindi è il momento tanto atteso di lasciare il palco a Maurizio Crozza.
Non capisco cosa si aspettasse la gente. Davvero pensavate che sarebbe salito sul palco elogiando le doti canore di Maria Nazionale, analizzando il testo del brano di Silvestri e parlando del fatto che effettivamente “Signò i carciofi so arrivati a dù euro”?
A dieci giorni dalla campagna elettorale? Ma ce la fate?
E invece a quanto pare è proprio così. Un contestatore in sala urla qualcosa di sconnesso sulla par condicio, non pensando che ovviamente Crozza non risparmia nessuno, nè Berlusconi nè Bersani, nè chiunque altro si trovi sull'affollato carrozzone della politica italiana.
Forse un po' lungo come intervento, quello si, ma a me Crozza piace, non m’è affatto dispiaciuto.
Certo, non vorrei essere nei suoi panni oggi, ma è uno con la pellaccia dura.
Bravo.

Ricomincia la gara canora e arriva il momento dei Marta sui tubi e io lo aspettavo con ansia perchè, oltre ad essere una loro grandissima fan, erano un dei gruppi italiani preferiti del mio immenso papà. Sono l'outsider del festival, quello che ogni anno ci deve stare per far vedere che la musica italiana non è solo pop. Ma che come al solito non viene capito e quindi non guadagnano manco mezzo fan, si beccano le critiche di tutti quelli che non li hanno nemmeno mai sentiti nominare, come fu per gli Afterhours e Marlene Kuntz gli scorsi anni.
I brani sono “Dispari" e “Vorrei". Il primo a mio avviso eclissa il secondo ma il mio desiderio non viene esaudito e passa “Vorrei".

Ma spendiamo due parole in più su Maria Nazionale.
Punto primo: MA CHI DIAVOLO E’? Forse è più outsider lei dei Marta sui Tubi.
Punto secondo: Quel vestito alla Jessica Rabbit proprio non era il caso di sfoggiarlo, perché tanto non è riuscito a distoglierci dai gorgheggi neomelodici di due brani praticamente identici e senza alcun tipo di personalità.
Vedi Maria, forse dalle tue parti sei famosa e puoi atteggiarti a diva, ma credimi, su quel palco ci stavi male come il sale nel the.
Titoli dei brani piuttosto emblematici, “Quando non parlo" (forse è meglio, aggiungo io!) e “E’ colpa mia" (la crisi della discografia italiana, sempre farina del mio sacco).
Passa la seconda ma per quanto mi riguarda erano meglio i Jalisse.

Altro intermezzo dedicato all'ospite ovvero Toto Cutugno.
Non se ne sentiva il bisogno, diciamo, soprattutto quando è entrata l'Armata Rossa ad accompagnarlo. A volte il motto giusto sarebbe “un po’ meno”, così come suggerito dal geniale hashtag #sanremomeno.

Ultima big della serata è Chiara Galiazzo, quell'angelo dai rossi capelli che ha sbaragliato la concorrrenza a XFactor e con la sua espressione perennemente stralunata ha incantato tutti i fan del talent.
Peccato che sia arrivata sul palco con un look misto, tra Akinator (questa me l'hanno suggerita) e una che vende le scarpe da Aladino al mercato di Istanbul.
Delle canzoni ricordo solo che mi sono sembrate molto simili l'una all'altra, e che anche se lei puo’  cantare anche le pagine gialle come tutti dicono da mesi, forse è arrivato il momento di darle un brano adatto alla sua personalità.
Vi vorrei solo ricordare che a xfactor è riuscita a cantare i Massive Attack, Purple Rain e Piero Ciampi.
Santo Morgan, dove sei?
La cosa che più mi lascia interdetta è il fatto che a scriverle i brani sono stati nientepopòdimenoche: Zampaglione per “L'esperienza dell'amore" e Bianconi per “Il futuro che sarà".
Peccato che la prima sia una canzone della Mannoia e la seconda “l'ooooro l'argeeeento le sale da thèèèè”.
Rimandata a giovedì.
In finale: Littizzetto trascinatrice, Fazio spento (ma è giusto così), vestiti quasi tutti pessimi.
Ma stasera è un'altra sera, un'altra nottata di tweet e di novità. Chi vivrà vedrà.

Se volete commentare con noi l'hashtag ufficiale di Sanremo è #sanremo2013 anche se personalmente stasera mi lascerò trasportare da #spamremo, che ragazzi dietro c'è Frankie HI NRG che twitta per Vanity Fair, fossi in voi mi fiderei.

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