Cristian Grossi • Mi racconto...dalle formule alle forme

Dall’ingegneria informatica all’arte. Dall’esigenza di ricercare "forme nuove” attraverso i ricordi, propulsori di passione. Quella passione per il disegno, inizialmente accantonata a favore di forme algebriche e circuiti elettronici. 
Da lì a poco i primi riconoscimenti, la fondazione di una società, uno studio creativo - la Kreativehouse - fino ad all’esposizione dei suoi lavori al "London College of Fashion" e alla collaborazione con importanti brand internazionali di moda. 

L’ascesa dell'artista Cristian Grossi, graphic designer ed illustratore di moda. Le sue opere fortemente influenzate dall’amore per la natura sono una commistione di quest’ultima al minimalismo, quanto al modernismo, e riescono ad affascinare lo spettatore grazie a quell'approccio fiabesco di matrice popolare, magico e d’altri tempi. Tipici di una provincia che porta nel cuore e nel quale è cresciuto. Tra la fauna, quelle verdi colline e quei limpidi laghi.
Ha lavorato per Pinko, Mondadori, Mattioli 1885 Editori e TrustMeMagazine (solo per citarne alcuni). 
In esclusiva per Modaholic ha deciso di raccontarsi con sincerità, come lui stesso mi ha confessato, scrivendo di getto la sua storia: “ Per non perdere la verità”. 
Opera pubblicata in anteprima per Modaholic.com









Prima risolvevo equazioni. Ho frequentato ingegneria informatica e mi piaceva pure.
Ero immerso nei diagrammi di Nyquist e nei circuiti elettronici, davo lezioni private ai bimbetti e agli amici. Pensa che prima ero tanto intelligente che alcuni mi hanno persino dedicato la tesi.Poi mi sono guardato intorno e mi sono accorto che nella facoltà di ingegneria ero l'unico ad avere i capelli e a non giocare ai dungeons&dragon: mi è venuta l'ansia, così ho cercato fra le bozze delle equazioni delle parabole e ci ho trovato tanti piccoli schizzi a penna di personaggi, ambienti, mood.Mi sono ricordato di saper usare il computer e non solo per scrivere in meta-codice-relazionale, e ho iniziato a fare scansioni dei disegni fatti a china. 

Avevo sempre disegnato ma non me ne ero mai ricordato, avevo una passione nuova.Sono diventato sempre meno intelligente, e mi sono messo a cercare le forme nelle cose, nei fiori, nei campi, nei sassi, nei ricordi e nelle foglie.Ho scoperto che i punti di vista salvano il mondo, e che negli uffici stampa ci sono persone viscide. 

Ho venduto le spille ai mercatini con il mio amico scrittore Matteo. Ho venduto i quaderni ai mercatini, ho venduto i poster ai mercatini e le spille e i quaderni e i poster in promozione, sempre ai mercatini.Ho proposto i miei disegni a una stilista per bambine snob, poi ad un marchio famoso, e poi ad uno ancora più famoso. 

Mi sono accorto che sono bravo nelle pubblicità e che sono bravo ad esaudire i desideri delle stiliste, quando mi chiedono di disegnare una cosa nel modo in cui la immaginano loro. Mi sono ricordato di quando ero bambino. E con il mio amico Matteo ho lavorato insieme agli altri bambini spiegando loro che non bisogna essere bravi per disegnare.

Ho co-fondato una società, Kreativehouse, ho fatto tshirt, pezze di jeans, pubblicità, quaderni disegnati, tazze disegnate, tshirt, tshirt più difficili, foulard, cardigan, pubblicità di cose più difficili. Quest'estate mi ha chiamato il London College of Fashion per esporre dei disegni di moda, e in questi giorni espongo a Bologna, nel prestigioso Palazzo Re Enzo, durante il RoBOt, e sono molto felice.

LE OPERE


























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