Carlos Solito • Una vita di passioni, in viaggio. Dal Salento fino al Québec (Intervista)

Carlos Solito è un fotografo e giornalista per i più importanti magazine italiani ed esteri di viaggio, scrittore e film maker pugliese. Ha iniziato a viaggiare alle porte di casa, tra gli uliveti e il mare del suo amato Salento. Da lì in poi i passi, i chilometri, si sono moltiplicati in un susseguirsi di viaggi all’insegna della scoperta di nuove terre, culture e popoli differenti. Spinto da quell’indispensabile curiosità e quell’irrefrenabile esigenza di fotografare e documentare, spinto dalla passione, sempre con immenso rispetto ed armonia, ha incominciato ad avvicinarsi "in punta di piedi" anche al mondo della regia.
Un giorno il grande regista Mario Monicelli, sfogliando uno dei suoi libri fotografici, gli disse: “prima o poi ti ammali di regia”. Era l’autunno del 2008. Oggi a distanza di quattro anni esatti Carlos Solito è alla sua seconda esperienza da regista ma non solo. E’ infatti da poco in libreria il nuovissimo volume “MONTAGNE, Avventura, passione, sfida” che ha curato e scritto, tra gli altri, assieme con Dacia Maraini. Oltre ad essere l’autore di una mostra fotografica composta da 40 scatti dal titolo “Sud, sguardi, uomini, donne” che dal 15 Settembre, in occasione del premio Seledoro, sono esposti ad Oliveto Citra in provincia di Salerno.


Québec, my version

Presentato lo scorso 4 settembre durante la Fashion week di Montréal presso l’Arsenal Contemporary art Contemporain; “Québec, my version”  è un reportage intento a narrare l’affascinante regione canadese in veste invernale, dal punto di vista del regista.
Un racconto itinerante dai tratti intimisti quanto reali che riesce egregiamente e poeticamente, nell’impresa di fondere assieme “natura e metropoli”. Ed è qui che ambientazioni dall’atmosfera candida e rarefatta, tipiche del gelido inverno canadese, hanno reso il giovane reporter nostrano, protagonista di un viaggio intrapreso a piedi, talvolta su di una slitta trainata da husky, o nel classico on the road in auto. A rendere il progetto ancora più avvincente sono state le raffinate musiche della nota cantautrice québécoise Ariane Moffatt, con quattro brani tratti dal suo ultimo album dal titolo “Ma” che segna, oltretutto, l’inizio di una produzione in lingua inglese dell’artista. Dunque, oltremodo affascinato dall’intero progetto e spinto dall’amore che ci lega ad un'altra terra ad entrambi molto cara come l’Irpinia, ho deciso di incontrare Carlos Solito per saperne di più su questo ma anche sui futuri progetti che lo vedranno impegnato nel corso dei prossimi mesi.

1) E' quasi d'obbligo iniziare da ciò che il grande regista Mario Monicelli un giorno ti ha detto. Ed è quindi alla passione per la regia al quale mi riferisco.
Autunno 2008. Ero andato ad ascoltarlo a un festival cinematografico in provincia di Bari, sulla Murgia. Dopo la serata un amico in comune ci presentò e lui prese a sfogliare un mio libro fotografico dedicato al Mediterraneo, Il mare del mito, un viaggio scritto e fotografato sulle orme dei miti omerici e virgiliani. A fine cena mi guardò e mosse le labbra appena in un sorriso e la sua barba bianca si mosse appena come un onda bianca che m’invase con queste parole: “prima o poi ti ammali di regia”. Fui sorpreso, lì per lì non capì, meglio non ci arrivai. Fatto sta che quando ho iniziato, un paio di anni fa, a muovere i primi passi nel mondo video ho pensato e ripensato più volte a quella sera. In realtà non so se il maestro fu profetico, a dirti il vero non mi sento un regista. Per me è un gioco, una sperimentazione continua, dici bene: una passione!

2) Dalla Puglia, dunque il Salento, tua amata terra natìa nella quale hai iniziato a viaggiare e che hai omaggiato con diversi lavori fotografici fino al Québec. Da qui il tuo ultimo progetto, cinematografico questa volta, dal titolo "Québec, my version". Cosa ti lega a questa terra?
Il legame, la passione, l’amore per il Québec sono avvenuti dopo che ho ricevuto un invito da parte del Ministero del Turismo a interpretare questa affascinante terra in veste invernale con un reportage. Mi sono catapultato in un posto assolutamente lontano dalla mia immaginazione di viaggiatore. Avevo già sofferto il freddo e conosciuto tanto ghiaccio in Islanda e sulle alte quote dell’America Latina, ma un freddo così pungente con un calore “tutto umano” a fine giornata no, mai. Neve e fiamme, due antipodi che a fine giornata si accostavano e facevano poesia: ovvero il ricordo di quello che avevo vissuto durante i chilometri, tanti, percorsi su una slitta trainata da husky siberiani nelle terre severe degli indiani Atikamekw e poi, al calare del sole, il tepore di un rifugio o una tenda scaldata da un focolare. Poi, alla fine del viaggio, di tutto, lì dove il San Lorenzo si avvicina all’Oceano, c’è Montréal, una metropoli dal caos calmo che ripropone l’ossessione quebécoise del dualismo: a partire dalle lingue francese e inglese fino all’urban style della città. Quella antica, intricata di viuzze e piazze, é un pezzo urbano d’Europa trapiantato in Canada mentre la città futuristica, zeppa di grattacieli e stradoni, è un omaggio architettonico all’America. Anche qui, anche in questa cornice, gli opposti si accostano e fanno bellezza, fanno Québec.

3) Viaggi tanto e ovunque, sopra e sotto terra, per metropoli e paesaggi senza anima viva, ma il tuo riposo lo contempli sempre tra Salento e Irpinia, e proprio a quest’ultima terra dell’entroterra campano devi il tuo esordio da regista.
Si un paio di anni fa appena. Il promofilm in questione, perché di questo si tratta, si chiama “Hirpinia”, una sorta di primo esercizio filmico che ho applicato in uno dei luoghi a cui sono molto affezionato e dove mi ritiro dai mie viaggi, come in Salento. Questa “terra dell’osso” è piena sostanzialmente di silenzi assurdamente lontani da oggi e dall’affanno che si vive altrove. Le riprese, tra montagne e valli riguardano lo spirito di questi paesaggi: zoccolo duro di calcare ammantato ovunque di boschi scuri che impaurirono le legioni romane. Il respiro di questa terra antichissima è così forte che lo senti sulle spalle, per quanto pesa.



4) Una cultura e un luogo ancora inesplorato ma che magari ti piacerebbe attraversare e documentare?
Quello che non conosco e di cui ignoro l’esistenza. Il mondo è immenso e i luoghi, vicini e lontani, in esso contenuti sono tanti e impossibili da vedere in una sola vita. Il bello del viaggio è perdersi o arrivare in un luogo inaspettato, quindi uno, anzi tanti luoghi da esplorare e documentare sono quelli di cui non so assolutamente niente, neanche il nome.

5) Il tuo Salento, ci torni spesso?
Indispensabile tornarci. Il mio stesso nomadismo ha un paradosso, tornare in Salento per fare il pieno di visioni e compararle, durante i miei viaggi, coi luoghi lontani che documento, interpreto. Grottaglie, dove sono nato 34 anni fa, con un centro storico sfottuto da tramontana e scirocco, ha un comune denominatore con il resto della regione: galleggia in una luce forte, accecante, liquida. La stessa che in quegli acerbi anni Novanta, mi regalava orizzonti ondulati, tremolanti, che fecero lievitare in me il desiderio di interrogarmi su chissà cosa contenessero e per quali altri luoghi potessero continuare. Senza rendermene stavo piantando il seme della scoperta. Il risultato? Oggi, da un po’ di tempo a questa parte, sono sempre in giro per il mondo come un ossesso, ma è tra gli le vie lastricate di Grottaglie, nel Quartiere delle Ceramiche tra le grotte della bottega di Nicola Fasano, nelle grotte dei villaggi rupestri dell’entroterra ionico, sul mare di Pulsano e, più giù, a Punta Palascìa, a Otranto, che mi rigenero. Tornare implica una scelta, una volontà anche se a volte è flebile e ha il sapore di un viaticum omerico. Ci torno con piacere in Salento, anzi: lo desidero quando ci sto lontano. Soprattutto gli ulivi secolari, mossi da aria che sa di mare, che come pilastri reggono un cielo ostinatamente azzurro. Qui c’è fascino ovunque e chi ha i sensi apposto lo subisce a ogni respiro.

6) “Québec, my version” è stato presentato lo scorso 4 settembre all'interno della fashion week di Montéal. Che riscontro di pubblico e critica hai avuto modo avvertire?
Sicuramente il dualismo interpretato in “Québec, my version”, “ com’è giusto che fosse” ha fatto sorgere pareri favorevoli e non al cortometraggio. Ma questo fa parte del gioco e durante la proiezione al Fashion Week, nella fantastica cornice dell’Arsenal di Montréal, il riscontro del pubblico, unitamente alle critiche uscite nei giorni successivi sui quotidiani del Québec e fashion blog canadesi e americani, è stato ottimo. La proiezione ha registrato il pienone nella Salle Galerie: gratificante! E tra gli altri, nel pubblico c’erano alcuni stilisti monréalesi che hanno posato per il film come Denis Gagnon, Anastasia Lomonova, José Manuel St-Jacques e Simn Bélanger di UNTTLD, e, ancora, Diane Duhamel ed Emanuela Lolli de Le Bureau de la Mode insieme a Chantal Durivage la presidentessa del Fashion Week di Montréal. Molti sono accorsi anche per il feautiring con l’amica Ariane Moffatt, cantante québecoise ormai nota in tutto il mondo per la sua singolare produzione che combina elettronica, jazz, folk e pop, che ha musicato il film con alcuni brani del suo nuovo album MA. Il riscontro dei media è stato dettato anche dalla firma della produzione del film, Dragons Films, il cui padre è lo stesso de Le Cirque du Soleil: Franco Dragone. Franco, di origini italiane, ha realizzato, inoltre, numerosi spettacoli in tutto il mondo e in Canada è molto noto anche per la sua collaborazione con la cantante Celine Dion che ha diretto a Las Vegas per oltre duecento serate. Sua è anche una parte della produzione del tour mondiale di Britney Spears. Operativa soprattutto in Europa, dal 2004 la Dragons Films ha firmato la produzione di lungometraggi e cortometraggi per il cinema francese, curando anche l’adattamento teatrale di Kung Fu Panda in collaborazione con il colosso Dream Works Animation.

7) Avrai modo di presentarlo in una platea italiana?
Al momento non sono previste date. Con la Dragons Films siamo alle prese con la presentazione in Francia e Belgio.


8) Dal cinema alla scrittura con il nuovissimo volume "MONTAGNE Avventura, passione, sfida" (Elliot, Roma 2012), che hai curato personalmente e nel quale ritroviamo anche l'immensa firma di Dacia Maraini ma non solo.
Amo scrivere racconti, narrativa. E’ la cosa che più mi rilassa oltre al mio divano sul quale contemplo il mio senso di vacanza vero. Sono 10 racconti d’autore, di scrittori a me molto cari, che ho interpellato per contribuire a questa antologia sul rapporto d’amore e sfida tra l’uomo e la montagna. Un’opera corale fatta di sentieri immaginari e ascese geografiche a firma di Dacia Maraini, Paolo Rumiz, Maurizio Maggiani, Roberto Mantovani, Sandro Filippini, Andrea Bocconi, Franco Arminio, Andrea Gobetti e Simone Moro. A chiudere l’opera un mio racconto, Neroabisso, dedicato alle mie esplorazioni sotterranee nel ventre delle montagne tra grotte e abissi: qui racconto un’avventura in una voragine del Cilento.

9) Dunque di ritorno dal Canada quali saranno i tuoi progetti futuri?
Nessun riposo, nessuna tregua: vita accelerata. Oltre a presentare Montagne tra librerie e festival, mentre parliamo in provincia di Salerno presento al Premio Sele d’Oro Mezzogiorno la seconda tappa della mia mostra fotografica “SUD – Sguardi Uomini Donne”. Una raccolta antologica di scatti in bianco nero dalla Puglia alla Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia. Colpi d’occhio frutto dei tanti giri, e i tantissimi smarrimenti geografici e non solo, tra istanti di luci e uomo (da questo il titolo). Montagne, pianure, mari, coste ma soprattutto volti e gesti preziosi di chi popola luoghi e paesi.
Poi, poi, voglio, devo finire il mio romanzo. L’autunno in natura fa cadere le foglie, a me le parole che mi tengo dentro: spero proprio di finirlo!

Photo Credits: 
Ph 1, 3, 4: Chiara Esposito.
Ph 2: Roberta Trani.
Maggiori info:
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•Per saperne di più sulla mostra “Sud, sguardi, uomini, donne” Clicca qui! 

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