"La luna, muta" di scena al teatro Tor Bella Monaca di Roma

"La luna, muta" di scena al teatro Tor Bella Monaca mercoledì 23 e giovedì 24 maggio, con la regia di Francesco Prudente e Dario Vandelli e un ricco e valente gruppo di attori: Elisa Sensi, Iris Basilicata, Helen Biard, Licia Canapeti, Matteo Cirillo, Alice Fratarcangeli, Lorenzo Maggi, Chiara Matera, Enrico Paci, Andrea Ranieri, Giuseppe Zonno.
Partendo dall'ispirazione iniziale prodotta da "La distanza della Luna" di Italo Calvino, la compagnia ha completamente reinventato la storia, creando dei nuovi caratteri, delle nuove situazioni e donando molto spazio anche alla dimensione della metamorfosi che nel racconto è doppia: la donna che si fa Luna, innervando di se stessa il satellite e della Luna che si fa donna, acquisendo un'anima.
"Una volta, secondo Sir George H. Darwin, la Luna era molto vicina alla Terra. Furono le maree che a poco a poco la spinsero lontano: le maree che lei Luna provoca nelle acque terrestri e in cui la Terra perde lentamente energia". Così ha inizio il primo racconto de "Le Cosmicomiche", antologia di storie pseudoscientifiche e fantastiche che Italo Calvino pubblicò nel 1965.
"La distanza della Luna" è la novella più surrealista tra quelle della raccolta, perché trae spunto dalla fisica gravitazionale per lasciare via libera ad una fantasia di tipo onirico. Si parla di quando la Luna era vicinissima alla Terra e del suo progressivo allontanamento da essa a causa della perdita di energia dovuta alle maree, ma anche di quel popolo che, al largo degli scogli di Zinco, ogni volta che la Luna si avvicinava al pianeta tanto da "sembrare che si bagnasse in mare", con una barca navigava fin sotto di essa e con una scaletta si arrampicava fino a ritrovarsi, a testa in giù, nel campo gravitazionale del satellite.
E' la storia del capitano, di sua moglie e del cugino sordo di Qfwfq, io narrante che ci accompagna durante tutta la storia, raccontandoci del suo amore per la moglie del capitano, dell'amore di lei per il cugino sordo e della totalizzante attrazione di questi per la Luna. Perchè essa, nel passare vicino al mare e alle terre emerse, non attira sulla sua superficie soltanto piccoli animaletti, erbe, radici, che fermandosi sotto le sue scaglie e fermentando danno origine al latte lunare di cui questo popolo si nutre, ma anche gli esseri umani più sensibili, come il sordo.
Ha quindi due facce la Luna: quella della nutrice e quella della donna, diventando per questo antagonista della donna terrestre nel contendersi l'attenzione dell'uomo. Ed è proprio per identificarsi con Lei, per identificarsi con la Luna e quindi trovarsi a far parte dell'oggetto del desiderio dell'uomo che ama che la donna azzarda il tentativo estremo: quello di salire e di non scendere mai più, nemmeno quando le maree fanno allontanare il satellite per sempre. É per questo, secondo Italo Calvino, che la Luna ha un'anima: perchè la donna gliel'ha conferita, popolandola di se stessa, è lei che "rende Luna la Luna e che ogni plenilunio spinge i cani tutta la notte ad ululare.

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