Marco Pozzi. Intervista al regista di Maledimiele


Assaporare il cibo, come la vita, è cosa da poco. La giovane protagonista di Maledimiele questo lo sa bene. 
Intanto l’emozione di ammirare la propria sagoma, poco a poco ridursi, farsi sempre più minuta risulta essere l’unica consolazione a quell’imprecisato dolore dell'essere. L’esclusiva via d’uscita percorribile in un mondo fatto di alienanti silenzi e barriere indistruttibili che ci separano da chi dice di amarci. Da quella famiglia che a volte non ha le forze o il coraggio per affrontarci. O da quelle persone che tutto sanno e tutto tacciono. 
Ho incontrato il regista Marco Pozzi durante le proiezioni romane del film al Cinema Aquila. Con lui in sala era presente il cast composto dalla giovane protagonista Benedetta Gargari, Sonia Bergamasco, Gian Marco Tognazzi e Isa Barzizza. 
Per mesi, Marco, ha monitorato decine di blog pro-ana e pro-mia, fingendosi una ragazza anoressica, al fine di intraprendere un percorso che lo ha portato alla scrittura di questo film... 

Maledimiele pare essere il primo film italiano sull’anoressia...
Terrei a specificare che non è un film “sull’anoressia”. 
E’ la storia di una adolescente di quindici anni che si ammala di anoressia. 
A me non interessava fare un percorso medico, clinico e scientifico sulla parte terapeutica e ospedaliera della malattia, quindi è assente il decadimento del corpo. 
Tutto è incentrato sulla dimensione mentale di questo malessere. E' un viaggio dentro il mondo dell'immaginario di una persona che soffre di questo disturbo. 
Mi sembrava la cosa più difficile ma anche più interessante da raccontare. 
Questo avviene attraverso una assurda coincidenza del punto di vista dello spettatore con quello della protagonista Sara, per cui sin dall'inizio del film lo spettatore si trova a guardare con gli occhi di Sara dentro il suo mondo e con lei compie questa traversata.

Perché il titolo Maledimiele?
Clinicamente le fasi medico scientifiche sono tre. La prima fase, la più subdola e delicata, viene definita dai medici luna di miele ed è quella in cui meno si mangia e più ci si sente forti. 
Questa nel film è ben descritta tant'è che s'intitola appunto Maledimiele, proprio per questo motivo.
Nel film viene accennata anche la seconda fase: quando all'approccio anoressico iniziale si associa il disturbo bulimico.
Il film dal punto di vista clinico si conclude con la fase in cui vi è un nutrirsi e automaticamente un rifiutare quel nutrimento. E un alimentarsi in maniera convulsiva che porta ad essere assaliti dai sensi in colpa.
La fase del decadimento del corpo nel film non viene descritta. Non ti nego che sarebbe stato certamente più interessante qualora avessi deciso di girare un film da "grande pubblico” e decisamente molto più tele-compatibile.

Hai monitorato questi blog pro-ana e pro-mia per scrivere la sceneggiatura del film?
Certo. Per mesi e mesi li ho monitorati fingendomi una anoressica.
Sono straordinari dal punto di vista della comunicazione. Sono fatti istintivamente molto bene e da persone che certamente conoscono i meccanismi del web 2.0.
All’interno di uno di questi blog mi sono imbattuto in una ragazza che aveva come nickname 38pesoperfetto e aldilà delle solite prescrizioni, i soliti comandamenti e trucchi per perdere peso c'erano delle immagini di grandissimo impatto.
La scena del film in cui Sara, man mano che dimagrisce, disegna su di un lenzuolo la propria sagoma, è figlia di una foto che trovai una notte navigando in internet. 
Tra le tante foto c’era anche un immagine che si faceva subito immaginario, ti spalancava un mondo immediatamente.
Era una fotografia di un gruppo di modelle magrissime durante una sfilata, lei le aveva strecciate, allungate con photoshop ed avevano assunto le sembianze di un ideale non umano, non raggiungibile. Somiglianti a delle statue di Giacometti.
Lì tu capisci il peso, la portata immaginifica di questa malattia che è sicuramente molto difficile da raccontare se no la si conosce.

Come rapporti questa malattia alla società?
E' una malattia che ci parla della crisi, dell'incrinatura della società. E' come se queste persone che si ammalano e che sono perlopiù molto intelligenti e sensibili, fanno l'errore avendo un super io molto forte, molto presente, molto giudicante di mettere l'asticella molto in alto rispetto alle loro possibilità. Vi è un continuo chiedere troppo a se stessi.
In un qualche modo loro sono la cartina e il tornasole di un malessere di una società. Mi hanno dato proprio l'impressione di essere una sorta di moderni kamikaze che all'interno della società del cosiddetto "ben-essere" armano il loro malessere per farsi esplodere attraverso le contraddizioni di questa società. 

La figura dei genitori è certamente fondamentale. Che ruolo assumono all’interno del tuo film?
Molto spesso i genitori come quelli del mio film non sono capaci di vedere, guardano senza vedere e ascoltano senza sentire.
Per cui fa capire che il livello di attenzione e il livello di empatia e di amore, contatto e fusione è fondamentale per curare questa malattia. E' importantissimo che i genitori si mettano in gioco loro per primi. Questo perché si guarisce solo attraverso una presa d'atto e una presa di coscienza. Con l’assenza di una presa in carico della malattia da parte dei genitori la guarigione credo sia impossibile.

Spesso la parola modella è sinonimo di anoressia. Cosa ne pensi? E’ giusto incolpare unicamente l’universo del fashion system?
Il mondo della moda è uno degli elementi che è giusto tirare in causa.
Esso produce immaginario che ha dentro del bene ma talvolta anche del male, non è certamente tutto da condannare. Ha delle responsabilità enormi ma non esclusive. E' uno degli specchi più in vista della società, sicuramente quello più frivolo e puntato all’esteriorità. Ma L'anoressia o la bulimia sono malattie che vengono dalla mente quanto dalla società.


Cosa pensi della campagna contro i siti e blog pro anoressia indetta da Vogue Italia lo scorso anno? Alcuni hanno accusato la rivista di poca credibilità.
E' chiaro che se alcuni mesi dopo quelle petizioni indette da una rivista così autorevole, il servizio centrale di quella stessa rivista mostra una modella super atrofizzata, la cosa lascia alquanto perplessi. 
Ricordo bene quel redazionale. La protagonista di quel servizio era Karlie Kloss, una ex ballerina ed ex ginnasta. 
Karlie presenta una struttura muscolare ancora ben presente, ma la parte superiore del suo corpo è completamente scarnificata. Lei è considerata una delle modelle più importanti del momento! 
Per un brand di moda per il quale lavoro ho impedito che venisse usato quel genere di corpo.

Che tipo di progetti realizzi per il mondo della moda?
Faccio il regista pubblicitario prevalentemente all'estero e giro dei commercial o istallazioni su miei progetti in Italia. 
Ho una mia struttura e mi occupo di creare dei flussi di mediazione cross-mediale. Al momento sto seguendo un brand per quanto riguarda il social e il cross media.

Per un film indipendente può risultare più complicata la fase della produzione o quello della distribuzione?
Certamente la distribuzione. Già produrre un film di questo genere, non schiacciato sulla tele-compatibilità e senza alcuna prevendita televisiva è stato un buon risultato.
Non è stato così difficile produrlo quanto distribuirlo. Non immaginavo potesse risultare così complicato. Forse perché ci sono dei sitemi preordinati che decretano già a monte quale sarà la vita di un film. 
A volte penso che sarebbe stato più semplice fare un film con una ragazzina che si ammala e poi muore. Forse quello sarebbe stato co-prodotto dalla televisione perché in un qualche modo "la cattiva viene punita".
Nel mio film non ci sono né buoni né cattivi e non c'è neppure empatia per la protagonista. Questa distanza abissale chiede uno sforzo ulteriore da parte dello spettatore, ma sarà soprattutto interessante per le proiezioni che faremo nelle scuole...vedere la reazioni dei più giovani.

Com’è nata quest’iniziativa di proiettare il film, oltre che al cinema, anche in numerose scuole italiane?
Tengo molto a dire che le proiezioni di questo film nelle scuole incoraggiano molto il progetto Maledinmiele. Il tutto è nato dopo che la responsabile dell'Agiscuola ha visto il film... se n'è innamorata e ha deciso di portarlo nelle scuole fino al 2013. Questo dona al film un tiro e una prospettiva. 
Per me non è importante uscire nelle sale subito e dappertutto. 
Stiamo lavorando di città in città dove ci chiamano. Ad esempio a Parma dove uscirà il 18 di Maggio.

Anche le musiche giocano un ruolo fondamentale per la buona riuscita di un progetto cinematografico. Tra le tante collaborazioni musicali c’è quella con Chiara Iezzi del duo Paola e Chiara. Uscirà un disco che racchiuderà questa canzone e le altre presenti nella pellicola?
La colonna sonora uscirà edita da Warner e privilegeremo la piattaforma digitale. Il pezzo cantato da Chiara Iezzi intitolato l'altra parte di me, firmata dal maestro Carlo Pellissero, a mio avviso è molto bello. Stiamo ultimando in questi giorni la versione radio edit del brano. 
Un'altro pezzo degno di nota è firmato da una coppia di d’j’s chiamati Chemical Love dove l'impronta vocale è del solista dei Dirty Vegas. 

Un pò di timore per gli incassi?
Il successo è relativo, quando fai un film così, sai già qual è il tuo limite a livello di incassi. 
Mi aspetto che venga accolto con grande affetto, cosa che sta già accadendo. 
Gran parte dei ragazzi che lo guardano poi mi scrivono per ringraziarmi o magari mi inviano dei loro video e contributi.
Mi piacerebbe molto creare una sorta di corpo narrativo collaterale che non si esaurisca solo al film.

Cosa può o deve fare un film che tratta temi di questa portata? Quali sono le reazioni che più ti hanno colpito?
Un film non può fare molto però può dare il via ad una miccia che, finalmente, si accende.
A me ha colpito molto che in una scuola, durante il dibattito intrapreso dopo la visione del film, ci siano stati ben sei outing. Sei ragazze ammettevano di soffrire di anoressia...adesso sono in cura e stanno affrontando la loro malattia.
Quando lo presentai all'Agiscuola, ad esempio, alla proiezione erano presenti presidi e professori e ci furono ben due professoresse che ebbero il coraggio di fare un outing retroattivo. Ammisero appunto di essere state anoressiche.
Io comunque non ho risposte o soluzioni a questo malessere. Mi sono limitato a vedere e raccontare questo malessere, a modo mio, attraverso il film.

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