Lucrezia Valia: "La mia magnifica presenza”.

Preferisce definirsi una "vendeuse" (addetta alle vendite in francese) , perché nella vita ama addolcire le cose.
Impiegata in uno dei corner più prestigiosi del marchio d'abbigliamento italiano Pinko; lavora tra Roma, Saint Tropez e Parigi.
Di tanto in tanto quando l'amico Ferzan (Ozpeteck n.dr) chiama, lei risponde e si dà al cinema giocando a fare l'attrice. 
Dodici anni fa ne "Le fate ignoranti" era Mara, una transessuale che dopo tempo avrebbe fatto ritorno al paesello d'origine orgogliosamente da donna.
Lucrezia in un paesino c'è davvero nata e cresciuta. Tra bucolici paesaggi, in quella ruvida realtà provinciale del sud, con una famiglia numerosa al quale è fortemente legata. 
La incontro in un assolato pomeriggio di fine inverno al Pigneto, quartiere meltin pot della capitale perchè crocevia di stili, culture e nazionalità.
Davanti ad una calda tazza di tè verde, seduti all'esterno di un famoso e storico locale della movida capitolina, ascolto emozionato ed attento i suoi racconti, le sue confidenze… Dalle difficoltà della vita fino a l’amore per il regista d’origine turca che dopo 12 anni l’ha rivoluta con lui sul set del suo ultimo film “Magnifica presenza” dal 16 Marzo in tutti i cinema. 

Cosa ha significato dopo 12 anni ritornare sul set di un film con Ferzan Ozpetek?
- E' stata la prima cosa che mi ha chiesto l'aiuto regista quando sono arrivata sul set, appena quattro mesi fa. 
Penso sia un miracolo, una cosa che mi gratifica enormemente. Non ho più quell'impazienza che avevo ai tempi durante le riprese di "Le fate ignoranti". In 12 anni n'è passata di acqua sotto i ponti, innumerevoli le scelte, le sconfitte e i momenti difficile da affrontare. 
Ad oggi, quindi, vivo tutto con più serenità godendomi quello che arriva con semplicità e senza grosse aspettative. 
Complice anche lo yoga che mi è servito a tonificare non solo i muscoli ma soprattutto la mente. Mi ha aiutata a centrare l'obbiettivo, a concentrarmi e vivermi tutto con più serenità. Questa volta tutte le ore di lavorazione sul set me le sono proprio godute.
E con Ferzan come vi siete rincontrati?
- Quest'estate ero a Saint Tropez con l'azienda per la quale lavoro, Pinko. Su Facebook incominciarono ad arrivarmi svariati messaggi di alcune amiche transessuali, delle fan. Mi scrivevano come mai io non avessi fatto i provini per l'ultimo film di Ferzan, si mormorava appunto cercasse un gran numero di trans da inserire nella storia. 
Chiamo la mia agenzia chiedendo notizie, ma siccome la vita mi ha insegnato a non delegare nulla agli altri, contatto Ferzan di persona chiedendogli spiegazioni. Inizialmente mi rispose che erano solo voci di corridoio e che se mai avesse cercato delle trans da inserire nel suo ultimo film mi avrebbe comunque pensata. Non solo, mi disse anche: "Per me tu sei Lucrezia, non sei un trans". 

E tu cosa gli hai risposto?
- "Certo sono Lucrezia, ma sono anche orgogliosamente transessuale!"

E poi?
- Quindi passano un po' di mesi e solo a Novembre mi arriva una telefonata. Leggo sul display il suo nome e inconsciamente, in cuor mio, avevo già capito. 

Mi pare di capire che l'affetto che nutri nei suoi confronti è davvero tanto. Ti brillano gli occhi.
- Io e Ferzan siamo uniti da un qualcosa di magico, di karmico. E' tanto l'amore e la stima che nutro nei suoi confronti. Non ho mai incontrato nessuno col suo stesso livello di sensibilità. E' unico, ti mette a nudo, prima che tu te ne possa accorgere lui ti ha già capita. Scopre ogni tua fragilità, quasi ti sgama. E poi mi è stato molto vicino in un periodo molto difficile della mia vita e gliene sarò riconoscente a vita. 

Raccontaci un po' del tuo personaggio nel film "Magnifica Presenza".
- Nel film sarò Lou. Ferzan mi ha definita  "Una Kim Novak in versione moderna". Algida, inguainata in questo splendido abito Valentino bieche, sarò l'assistente di un personaggio alquanto surreale chiamato "Badessa", interpretato magistralmente da Mauro Coruzzi (Platinette). Il suo è un personaggio forte, a metà tra un orco e un cinico e grasso mafioso cinese al comando di una fabbrica con tutte impiegate/lavoranti transessuali dai tratti picassiani e scelte appositamente da Ferzan.

Dove avete girato? La location è davvero molto suggestiva.
- Con tutte loro abbiamo girato nella storica fabbrica/ laboratorio di Pieroni, il famoso cappellaio del cinema, che è quest'azienda italiana molto famosa anche a livello internazionale per la produzione di cappelli, copricapo e corazze per grandi produzioni di cinema e teatro. 

E’ bello sentirti dire sono “orgogliosamente transessuale”. Ma ad oggi è ancora così difficile come un tempo riuscire ad integrarsi con il resto della società?
Senza troppa retorica ti rispondo che io, personalmente, ad oggi voglio integrarmi con ciò che "mi piace". La vita è così breve che sono stanca di giocarmela continuando, a tutti i costi, a cercare di farmi amare da chi ancora prova piacere nell'umiliarmi. Lo so, è certamente più semplice amare chi già si sente predisposto ad amarci, ma io ci sto ancora lavorando… 
Oltre al cinema e le varie esperienze sui set cinematografici da anni ti occupi di moda.
- Sono molto fortunata. Ho il privilegio di lavorare per un'azienda giovane che ha ben compreso che la diversità può essere una risorsa, una ricchezza e non di certo un handicap. Per lo Stato italiano ricevo ancora la busta paga con generalità maschili eppure loro, tanto è il rispetto, mi dispensano buoni pasto al femminile. E credimi non è cosa da tutti! Questo può farlo solo una azienda come Pinko, giovane, moderna e al quale devo molto. Come ben sai non è facile per una transessuale trovare lavoro e molte ancora oggi scelgono il marciapiede perchè l’unico modo per guadagnarsi da vivere. 

Una posizione privilegiata che potremmo chiamare "fortuna"?
- Una mia amica mi ha sempre detto che "la fortuna è' il talento che incontra l'occasione". Essa arriva là dove vi è un terreno fertile.
Bisogna graffiare i muri con le unghie e darsi molto da fare. E' proprio vero quando si dice che non vi sono risultati senza sacrifici. 
Il mio percorso lavorativo va di pari passo con il mio percorso di transizione che ebbe inizio al sorgere dei primi anni 90. All'epoca lavoravo per la catena d'abbigliamento Strada, sempre in centro qui a Roma. Alla mia decisione di voler cambiare sesso, lo scetticismo e la paura investirono i miei datori di lavoro dell'epoca. Eppure continuarono a credere in me continuandomi a far lavorare con loro anche quando, finalmente, ero Lucrezia. Gliene sarò grata a vita. Al loro posto altri non si sarebbero fatti scrupoli e mi avrebbero licenziata. 

Poi arrivò Ferzan Ozpeteck e le "Le Fate ignoranti”. I tuoi datori di lavoro come reagirono?
- Con quel pizzico di notorietà che acquisii con il film il "problema" quasi non se lo poneva più nessuno. 
Come se il successo avesse anestetizzato tutto. Come se ormai essendo riconosciuta dalla maggior parte dei clienti, perché "quella delle Fate ignoranti" avessi riacquistato credibilità.


Lucrezia e l'amore?
- L'amore come sentimento è onnipresente nella mia vita. La mia famiglia e i miei più cari amici, quelle figure che nei momenti difficili sono lì a darti conforto ne sono una testimonianza. L'amore intesa come "figura maschile" no.
Al momento preferisco la carriera all'amore. Continuo tutt'ora ad incanalare tutte le mie energie sul lavoro che senz'altro è la cosa che mi gratifica maggiormente.

E quindi chi potrebbe essere la tua magnifica presenza?
- Senza ombra di dubbio la mia mamma!

Lucrezia, Cosa ti aspetti dal futuro?
- Vorrei che la parola "gratitudine" m'investisse. Tengo molto al mio lavoro e quindi spero possa occupare, proprio come in questo periodo, gran parte delle mie giornate. Quando lavoro, e quindi quando faccio ciò che più mi piace e gratifica, mi sento viva. 

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