Lingua a sonagli da Sanremo (parte seconda)

La seconda serata di questo Festival di Sanremo nella sua 67° edizione verrà certamente ricordata per lo spacco mozzafiato di Belen Rodriguez e quindi l'assenza di biancheria intima. In mondo visione e nel giro di pochi secondi è riuscita ad infiammare il web da un continente all'altro. L'abito che indossava è del giovane e promettente stilista Fausto Puglisi. Creazione poco gradita dal collega napoletano Francesco Scognamiglio che proprio attraverso twitter scriveva :
"Belen Rodriguez in Renato Balestra or Lorenzo Riva?More than orribile".Davvero una caduta di stile, oserei dire! Che la guerra a colpi di twitter tra stilisti abbia inizio!
Ma ritorniamo alla gara e i suoi cantanti.

Nina Zilli con la sua "Per sempre", pur strizzando l'occhio a canzoni d'influenza sessantottine del più romantico e melodioso repertorio italiano non riesce a centrare l'obbiettivo fino in fondo. Più che Amy Winehouse in quest'occasione sembrerebbe essere stata Mina ad ispirarla. A me personalmente convince poco.

A Pierdavide Carone gli va riconosciuta un'ottima interpretazione tipica di un cantautorato credibile e intelligente. Il supporto però del maestro Lucio Dalla a poco è servito e l'insolito duo viene eliminato e si appresta a fare le valigie solo dopo due serate.
Nanì, questo l'originale titolo della canzone, narra l'instabile condizione emotiva di una prostituta che proprio non riesce ad innamorarsi. Che si sia ispirato a "Mamma Roma" di Pasoli c'è da scommetterci!
Peccato avrebbe potuto riscattarsi da "In tutti i luoghi, in tutti i laghi" (versi della canzone "Per tutte le volte" da Carone composta) donati al tempo a Valerio Scanu. Un marchio a fuoco difficile da dimenticare! 

Emma Marrone gioca a fare la cantante impegnata, mormora qualcuno. Ma oltre alla grinta e l'espressività che le vanno riconosciute la canzone è orecchiabile, sì, ma null'altro. Affidatasi dunque a Kekko paroliere e frontman del gruppo dei Modà la sua voglia di cantare di giovani reduci di guerra e di una società corrotta poco incanta. Il titolo: "Non è l'inferno".

Che i Marlene Kuntz venissero eliminati al primo turno c'avrei scommesso anche un Rolex! D'altrocanto è una canzone per niente banale e a detta di molti "poco sanremese" (espressione che personalmente mi fa rabbrividire).
L'unica accezione rock di quest'edizione è proprio questa balda dal titolo "Canzone per un figlio" magistralmente interpretata dalla voce di Cristiano Godano. L'arrangiamento è qualcosa, a mio avviso, di sublime che si traduce in giri di chitarre elettriche fino ad ipnotizzarti, complice l'inquietante sguardo del cantante! 

Eugenio Finardi con "E tu lo chiami Dio" è tra i favoriti della critica. Appassionato e riflessivo interpreta magistralmente un pezzo elegante e raffinato. 

Francesco Renga sembra ormai da tempo aver accantonato la parentesi rock d'inizio carriera e anche quest'anno canta l'amore in maniera  in "La tua bellezza". Ma questa volta proprio non riesce a convincermi, pur essendo lui, un connubio eccellente di tecnica vocale ed intensa espressività.

Arisa è senza ombra di dubbio colei che più di tutti è riuscita ad emozionarmi. E' così delicata ed intensa che la sua interpretazione di "La notte" (firmata da Giuseppe Anastasi) è riuscita pure strapparmi una lacrima. Nutro personalmente molta simpatia per questa giovane interprete lucana. E' riuscita a riscattarsi magistralmente dai motivetti orecchiabili degli esordi puntando ad un interpretazione più intensa e senza ombra di dubbio credibile.
Perché Arisa non è solo un personaggio televisivo dalla montatura d'occhiali spessi e gonnellone anni quaranta e sul web pare aver conquistato molti consensi. E' già tra le prime posizioni dei brani più scaricati su Itunes.
Che poi vinca o meno quest'edizione del festival questo è tutto da vedere...
...continua

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