Lingua a sonagli da Sanremo (parte prima)

Tra polemiche e canzoni poco interessanti ed originali la prima serata del 67° Festival di Sanremo è scivolata via non proprio in fretta. Su twitter i miei followers polemizzavano l'eccessivo spazio riversato al molleggiato. Eppure Celentano con il suo spettacolo nello spettacolo, sproloquio a mò di sermone con attacchi alla chiesa e la sua stampa, ha garantito alla prima rete il 50% di share. Ma volendo personalmente occuparmi di ciò che dovrebbe essere l'unica e vera protagonista della kermesse mi focalizzerò sulle canzoni ed i suoi interpreti.

Partirei subito da coloro che fortemente mi hanno deluso.
Non perdono l'immensa Loredana Bertè del quale sono un grande ammiratore. Pare si sia venduta al primo macellaio (aka chirurgo plastico) e inbotulinata quanto basta abbia deciso di concedersi al cantastorie neo-melodico per "eccellenza", Gigi D'alessio. Un pò come far duettare Janis Joplin con il coro dell'Antoniano! Imperdonabile! L'interpretazione di lui, ancor più della canzone è risultata alquanto imbarazzante e per niente carismatica ed espressiva, al contrario di lei che stonature comprese riesce sempre ad emozionare (o per lo meno catturare) pur interpretando un testo sempliciotto come questa "Respirare". Solo un venduto come il giornalista e critico musicale Mario Luzzato Fegiz de Il Corriere della sera ha avuto il coraggio di dare 8 su 10 a questa indegna canzonetta che neppure RadioVesuvio avrà il coraggio di trasmettere. O forse si?

Dolcenera con la sua "Ci vediamo a casa", titolo che personalmente mi rievoca delle sensazioni piuttosto piacevoli e suggestive, mi ha però lasciato piuttosto indifferente. Aspetterò qualche ora per metabolizzare meglio la canzone e magari dar giudizio. L'unica cosa che non ho gradito affatto è stato quello sbarazzino ciuffo verde Padania! Ah Dimenticavo, non se ne può più di sentir cantare frasi come: << Noi ci amiamo tanto ma tanto da morire... >>, Avanguardia pura!

Dopo il piccione viaggiatore di Povia del 2006, Irene Fornaciari canta di un merlo curioso intento a picchiettare la grondaia. Nutro una certa simpatia nei confronti di questa ragazza, ma con le ottime qualità vocali che possiede e il buon aiuto di papà, avrebbe sicuramente potuto sfoderare armi migliori. Una cosa è certa, non la faranno mica fuori !?! Significherebbe dover rinunciare all'immenso Brian May (bassista della storica band dei Queen) con il quale la brava Irene duetterà giovedì prossimo. Per quanto riguarda il look preferirei non esprimere parere. Neppure un urletto isterico di Enzo Miccio avrebbe potuto nulla! Terrificante!

Chiara Civello ce l'hanno presentata come la migliore interprete di jazz della sua generazione a detta di Tony Bennet. Eppure la sua canzone "Al posto del mondo" è tutto tranne che jazz. Qui in Italia nessuno sembra conoscerla ma nel sud del mondo pare sia una stella. Anche lei come Dolcenera al momento mi ha lasciato piuttosto indifferente. Staremo a vedere.

Ascoltare Noemi cantare quell'improponibile nenia ripetitiva è stato come farmi aprire lo stomaco senza anestesia. Ma perchè? perchè??? Una così carismatica e talentuosa donna dalla vocalità ruvida e intensa che mi interpreta una così scontata canzonetta da lato b. Il titolo parla da solo "Sono solo parole". Sì e tutto il resto è noia!

I Mattia Bazar dopo aver (finalmente) compreso che la precedente cantante femminile Laura Faccano, urlava troppo tanto da risultare fastidiosa, si sono giustamente riappropriati della sempre-gentile Silvia Mezzanotte. Un titolo come "Sei tu" vanta oltre 600 testi dichiarati alla s.i.a.e. con il medesimo titolo. La canzone però è da riascoltare.

Da un poeta come Samuele Bersani ci si aspetta qualcosa di più raffinato che una filastrocca su di un pallone che rotola tra prati in fiore, strade asfaltate e tetti abitati da volatili. Il titolo? Un pallone.
...Continua

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