La Polverini contro AltaRoma: l’interminabile Soap opera!

Riecheggiano maestose tra le vie del corso, a pochi passi dalla sede di AltaRoma in via Dell’Umiltà, le polemiche sull’ormai noto conflitto tra Renata Polverini (Presidente Regione Lazio) e gli organizzatori della manifestazione a tutela dell’alta moda romana. 
Il conflitto nasce dalla volontà della Regione Lazio di negare ad AltaRoma la propria quota di partecipazione (per un ammontare di 600.696 euro) perchè tenuti all'oscuro di calendario e progetti.
Renata Polverini ha quindi fatto sapere di voler destinare al sociale quei soldi, investendo, in particolare, nella creazione di nuovi asili nido.
"Tutte scuse", replicano dal quartier generale dell’haute couture capitolina.
A testimoniarlo i verbali che attestano la presenza dei vari rappresentanti della Regione Lazio tra cui gli avvocati della Presidenza e i facenti parte dell'Assessorato alle Attività Produttive alle varie assemblee dei soci.
E ieri mattina le dimissioni di Sandro Di Castro, vicepresidente e consigliere d’amministrazione di AltaRoma hanno gettato ulteriore sconforto e preoccupazione tra gli organizzatori. Ha così commentato la scelta della Polverini: "Quando sento dire che con quei soldi si possono aprire degli asili nido, sono sicuramente d'accordo, ma voglio ricordare che le persone che lavorano nel sistema  moda non sono soltanto quelle persone che vediamo come status symbol e viaggiano con aerei personali e macchinoni. Nel mondo della moda lavorano decine di migliaia di persone che sono piccoli artigiani che faticano ad arrivare a fine mese. E probabilmente quegli asili servono anche a quelle persone lì che per portare i propri figli in quegli asili devono però poter lavorare"

Ma c’era d’aspettarselo, borbotta qualcuno alla conferenza stampa tenutasi ieri mattina nella sede romana di AltaRoma, dove alla presenza di giornalisti e addetti stampa l’ormai ex-vicepresidente Di Castro ha motivato la scelta di abbandonare il timone della sempre più incerta società romana fondata nel 1998 per promuovere l’alta moda italiana nel mondo.
Già lo scorso dicembre dopo essere stato convocato dalla Regione gli fu detto:
"Sì va bene, lei ha fatto un buon lavoro ma ci deve dare le dimissioni perché a noi serve il posto! Non c'è niente di personale, ma abbiamo esigenze di nominare gente più vicina alla nuova amministrazione”

"Ho risposto che io le dimissioni non le avrei date e che, se volevano, mi potevano sfiduciare loro tranquillamente e io ne avrei preso atto, ma non vedevo il motivo per cui io avrei dovuto dare le dimissioni, anche perché è prassi consolidata aspettare la fine di un mandato. Anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, lo ha fatto: nella precedente gestione di AltaRoma c'erano delle delegate, tra cui anche una vicepresidente, che erano state nominate da Veltroni. Alemanno non le ha convocate e chiesto le dimissioni. Ha aspettato che finissero il mandato e poi ha nominato i suoi delegati. Anche dopo le sfilate di febbraio ho continuato a chiedere incontri senza però avere nessuna direttiva. Devo però dire ad onore del vero che un incontro informale casuale con l'Assessore Di Paolo, che considero un galantuomo, c'è stato e proprio con lui avevo concordato in questi giorni di incontrarmi. Poi è uscita fuori la notizia dell'imminente uscita della Regione Lazio e abbiamo soprasseduto...Almeno l'assessore Di Paolo è una persona seria che ha dato disponibilità quanto meno ad una risposta, ad un incontro perché io credo che anche dire "No, non ti vogliamo incontrare" sia una risposta, ma che almeno venga data è una questione di educazione... L'unica volta che sono stato realmente invitato è stato a dicembre per dirmi che dovevo dimettermi”.
L’abito “bavaglio" fortemente voluto dal direttore artistico di Gattinoni,
Guglielmo Mariotto, la scorsa stagione.A tutela della libertà di Stampa.

Intanto il presidente di Gattinoni, Stefano Dominella ricala la dose e minaccia di trasferire le proprie iniziative nella più glamour Milano. 
«Che sia ben chiaro, io mi auguro che AltaRoma non chiuda i battenti e che continui a vivere, ma se non fosse così chiederò alla Camera nazionale della moda, a cui sono iscritto e del cui consiglio direttivo faccio parte, di farci sfilare a giugno nell'ultimo giorno delle collezioni maschili. C'è già la struttura, c'è tutto quel che ci serve. Soprattutto la stampa e le tv internazionali. Mi auguro che la presidente, Renata Polverini, e tutti i più alti rappresentanti delle istituzioni vengano ad assistere alle sfilate, dimostrandosi così a sostegno del lavoro di tutti».

Vacilla, barcolla, ma non molla... La moda romana pronta, in ogni caso, a scendere in passerella a poche ore dalla fine della tanto osannata settimana dell’haute couture parigina, cerca di resistere anno dopo anno, stagione dopo stagione, polemica dopo polemica. La soap opera continua...


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