La storia di Marco, modello per destino. Un destino crudele.

Incontro Marco nel suo loft in centro. Affascinante e bello, altissimo e palestrato.
Mi apre la porta a petto nudo con l’asciugamano bianco sulle spalle e un bermuda sportivo rosso fuoco.
Potrebbe sembrarvi l’audace prefazione piccante di un romanzo "stile Harmony" e invece è tutt’altro.
Marco è un modello, e ci teneva a raccontarmi la sua storia. Come ha iniziato, ma sopratutto il perchè.
All’età di 18 anni ha lasciato casa ed affetti trasferendosi a Milano intraprendendo un percorso acerbo, fatto di solitudini e problemi economici.
Calabrese da padre e americano da madre ha sempre detestato la mentalità ristretta del suo piccolo paesino “sperso tra le dune”.
L’unico piacevole ricordo del suo paese è il mare.
Un mare che ha già troppe carcasse a galla, sì, ma non da non riuscire a contenere anche la sua.
E prima che ciò accadesse, inevitabilmente, Marco ha detto basta!


E’ fuggito perchè nel suo piccolo borgo se non ti adegui alle leggi dei “capi" non hai diritto di vita.
E’ fuggito perchè ci credeva, non nel diventare un famoso modello (quello è successo per caso), quanto nel poter un giorno costruirsi liberamente il proprio futuro.
E’ la storia (rara) di un ragazzo che è riuscito ad affermarsi e realizzarsi escludendo compromessi o sotterfugi. Uno schiaffo morale al bel paese dei Bamboccioni!
Non è fantascienza. Non è una storia frutto della mia fervida immaginazione.
Marco è la dimostrazione, la prova inconfutabile che se difendi chi sei, ciò che fai e vuoi, prima o poi, se pur con molti sacrifici e tanta buona volontà, i sogni si realizzano.
Lo incontro poche ore prima di avviarsi verso Via Savona dove sfilerà tra qualche giorno per un importante casa di moda.
- A 14 anni mi venne in mente di confidare ad un amico che mi sarebbe piaciuto fare il ballerino. Sono sempre stato molto portato per la danza... Il giorno dopo mi sono ritrovato il motorino con le ruote squarciate e un biglietto sullo specchietto con su scritto: “I ballerini sono tutti frocio!”
Non stento a crederci, eppure ancora rabbrividisco dinnanzi ad un’ignoranza così profonda.
E’ possibile cibarsi di luoghi comuni e leggende metropolitane da farne indigestione, così da perdere la totale razionalità? Qualcuno un giorno disse:"Il capo è uno come tutti gli altri, solo che non lo sa.” 
Forse aveva ragione il cinico Baudelaire nel dire che il mondo gira solo per ignoranza, ma convengo ancor di più con Johann Wolfgang von Goethe nell’affermare che “Nulla è più terribile dell’ignoranza attiva."
- I miei mi iscrissero ad una scuola di danza. Da allora la maggior parte dei ragazzi della mia classe non mi rivolsero parola o peggio ancora mi strattonavano e insultavano. Le ragazzine poi ridevano alle mie spalle, eccetto qualcuno, quasi tutti si prendevano gioco di me.
Questo incubo è finito quando una notte corsi piangendo in camera dei miei. Fu il giorno dopo aver preso la maturità classica. La mattina seguente ero in partenza per Milano. Fu tutto molto strano, surreale e veloce. Dopo due mesi mi ritrovai a posare per un fotografo di fama mondiale. Ero così inesperto...
La voce di Marco, tremante dall’emozione, s’interrompe solo quando il suo blackberry inizia a squillare.
E’ la sua agente pronta ad elencargli tutti gli appuntamenti lavorativi della settimana.
I quattro giorni della fashion man week sono alle porte e gli impegni sono molteplici.
Pochi secondi, non una domanda (o chiarimento) ma da parte sua solo piccoli accenni mugugnati. Poi mi spiegherà, mi dice.
-Non bisogna mai fare troppe domande. E' poco professionale! La concorrenza è tanta e non ci impiegano molto a rimpiazzarti. Fare il modello non è solo sfilare o posare. Con gli anni, per chi come me lo fa a tempo pieno, ti rendi conto che è quasi uno stile di vita.
E allora gli chiedo: La tua giornata tipo?
- Mi sveglio presto, faccio Yoga o vado a correre al parco. Pranzo, mangio di tutto senza dovermi sottoporre a diete stressanti. Ma lo sport per compensare le calorie è tanto e a me non dispiace!
Poi attendo le telefonate da parte della mia agenzia per gli ingaggi giornalieri.
Capita che per settimane non si facciamo sentire! Il lavoro scarseggia o non c’è quello che fa per te!
Allora lì è tragica, entri in paranoia e ti accorgi di essere un precario anche tu, come gran parte dei tuoi coetanei!
Ad un tratto suona la sveglia, promemoria che gli ricorda di darsi una mossa.
Tra meno di due ore si va in passerella per le prove.
Trovo giusto il tempo di qualche altra domanda prima di salutarci.
Ora di quel Marco, provinciale aspirante ballerino e sognatore quanto è rimasto?
- Sarei falso nel dirti che non sono cambiato. Sono una persona nuova perchè ho una vita nuova. Ho mutato il mio approccio alla vita e alle persone. L’unica cosa che non è cambiata è l’attaccamento (se pur non fisico) alla mia famiglia. Mia madre viene a trovarmi spesso. Durante le settimane della moda mi accompagna ad ogni sfilata. Mio padre è orgoglioso e fiero di me. Sentirselo dire da uno che del calabrese ha tutto, anche l’accento, fa un certo effetto! (ride n.d.r).
Lascio Marco prepararsi liberamente. Sorseggio l’ultimo goccio di caffè avanzato nella tazzina di porcellana bianca e mi accendo una sigaretta prima di andare.
Lo ringrazio per l’ennesima volta e mi avvio verso la porta d’ingresso mentre il suo cellulare continua a squillare imbizzarrito.
Oggi Marco è felice, realizzato, fidanzato con Luca (con il quale convive da sei anni) e spera un giorno di poter ritornare a trovare la sua famiglia giù al paese.
- Un giorno, ma non oggi! Porto ancora i chiari segni di una violenza psicologica. Un ripudio verso la mia terra e quel muro di omertà che per anni mi ha annullato. Ma spero di cuore che un giorno laggiù tutto finisca! Il terzo mondo del terrore, una galera a cielo aperto. Io sono evaso e come tutti i fuggitivi devo mimetizzarmi. Mi sento, a volte, come un rifugiato senza permesso di soggiorno. A ricordarmi di essere italiano sono solo i miei documenti.


Marco ha lasciato per sempre la sua casa dopo che un boss della mafia lo ha minacciato di morte solo perchè gay. Da allora non riesce più a ripensare, figuriamoci calpestare, quell’amara terra natia.
Il prezzo da pagare è sempre più alto della posta in gioco. A volte, come in questo caso non si può far altro che fuggire. Ma non per dimenticare, quello sarebbe impossibile, piuttosto per fare ciò per cui siamo nati. Vivere!

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