Pierre Cardin: Comprami, io sono in vendita!

''Tra pochi anni non ci saro più e la casa di moda deve continuare’’. 
Pierre Cardin si apre ai compratori dichiarandosi pronto a cedere la sua maison in un intervista rilasciata al Wall Street Journal.

Un miliardo di Euro è la cifra iniziale richiesta dallo stilista che, seppur ben lontana da quella degli analisti (che invece valuterebbero l’azienda intorno ai 200 milioni di Euro), le trattative con gli acquirenti sembrerebbero ben lontane in ambe due le offerte. 
C’è già chi giurerebbe (voci maligne e lingue biforcute) ad una mossa programmata da parte dello stilista per un tornaconto di immagine. Un modo per riscattarsi dall’inaspettata e fredda accoglienza del suo ritorno in passerella nel settembre 2010. Allora i buyers e la stampa poco si interessarono al ritorno sulle scene del sarto francese.
Della serie: Parlate di me nel bene o nel male purchè se ne parli?
Come se stessimo parlando dell’ultimo stilista sceso dalla love boat dell’alta moda. Un damerino senza ne arte ne parte.
Forse il tempo ha sotterrato le immense ricchezze e scelte rivoluzionarie che questo grande signore apportò nell’allora sfacciatamente elitario mondo della moda.
Pierre Cardin fu il primo a credere, nel lontano 1958, nella fast fashion. 
La moda per tutti e di tutti, senza ombra di dubbio alla portata di chiunque. 
All’epoca criticato da una vasta schiera di suoi colleghi dell’haute couture quando, firmando un contratto con La Rinascente ed altrettanti grandi magazzini tedeschi, s’impegnò a portare la sapiente eleganza e qualità della sua esperienza da designer negli armadi delle donne della media società.
Oggi se pur veri e propri titani economici,Zara come H&M (giusto per citarne due tra i più importanti) continuano a destare le invidie generali degli addetti al settore per i fatturati annui da capogiro.
E così sempre più maison, stilisti e volti noti prestano il loro marchio per collezioni appositamente create per catene di negozi low cost. 
Lanvin, Cavalli, Stella McCartney, Victor and Rolf, Karl Lagerfeld a Comme de Garcons sono solo alcuni dei brand che hanno seguito le orme del Couturier francese, Cardin. 
Plauso per il grande coraggio di Pierre per aver rischiato in un epoca in cui tutti erano increduli e restii in un investimento di questo genere. Vero e proprio antesignano del "bello per tutti e a basso costo”.
E vero però che qualche passo falso negli anni è stato compiuto.
Nel cedere ad esempio il marchio in licenza ad od oltre 400 partner (pur apportando non pochi zeri al conto dell’azienda) ne è stata impoverita l’immagine, a volte, portata a bassi livelli di qualità da duty-free.
E così accessori come portafogli e portachiavi, borse e guanti misto acrilico hanno fatto, e continuano a fare, bella mostra nelle vetrine dei negozietti “tutto a un euro”.
Uniformi da infermiera disegnate da Pierre Cardin nel 1970.
Rispolverando enciclopedie e facendo ricerche online questo signore mi ha davvero conquistato.
Si formò all’accademia di Christian Dior ed Elsa Schiapparelli. Grande innovatore di stile ed eleganza essendo tra i primi a portare la minigonna in passerella. Fu il "primo della classe" anche quando, sempre attirandosi lo scetticismo generale, credette giusto investire in nazioni come Cina e Giappone. 
Ed oggi, pur considerando l’eta avanzata, fa comunque un certo effetto sentirgli affermare:
<<Voglio vendere ora. So che non sarò più qui tra qualche anno e gli affari hanno la necessità di continuare. Voglio rimanere come direttore creativo, sarebbe nel loro interesse per l’immagine del marchio.>>
Perché non dove essere facile in fondo buttare del tutto via, se pur con assegni miliardari, la propria azienda in un battito di ciglia. La propria creatura che dal 1949 (se pur con alti e bassi) ha fatto di Pierre Cardin nome di lustro e prestigio per l’alta moda in tutto il mondo.

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