HappyKilo: A Roma il vintage si vende al kg proprio come dal pizzicagnolo.

Nella città eterna sbarca Happy Kilo l’iniziativa di vendere capi d’abbigliamento, in quest’occasione rigorosamente vintage, alla modica cifra di 15 euro al kilogrammo. 

Parto da casa un pò scettico. L'idea è originale e divertente. Ma poi mi chiedo indispettito: "sarà la classica accozzaglia di cianfrusaglie usate che per attirare l'attenzione dei compratori chiamano vintage?".
In marcia accaldato, sotto un sole di fine maggio che scotta, mi perdo affascinato tra le viuzze del centro storico capitolino. Smarrito perché  inesperto conoscitore della zona, affascinato ammiro le maestosità e le caratteristiche di una città, che secoli fa, l'Imperatore Adriano definì città eterna. 
Eterna perché museo di storia antica con più di 2000 anni, con testimonianze di qualsiasi epoca a partire dal quel famoso 21 Aprile 753 a.c. (data della sua fondazione) fino allo stile rinascimentale di Piazza di Spagna o risorgimentale come quello di Via Cavour. Ma anche l'arte moderna non manca, in continua espansione urbanistica si mescola sapientemente ai secolari mille scorci mozzafiato.
Comunque, finalmente giungo a destinazione. 

Al mio arrivo, ad attendermi un amica, che appassionata di abiti d’epoca mi consiglia di fare un giro da Elisabeth the first, non solo boutique ma innanzitutto vera e propria galleria del vintage sita in via dei Cartari a/6, in un vicolo adiacente a Piazza della Chiesa Nuova. Happy Kilo il nome dato all'iniziativa. 
Proprio come dal pizzicagnolo metti tutto sulla bilancia e pesi. Borse, scarpe, accessori, e capi d'abbigliamento delle più disparate epoche e stili, marchi e stilisti. Il tutto alla modica cifra di 15 Euro al kg. Il tutto fino ad esaurimento scorte ed iniziativa.
Per tre giorni (dal 27 al 29 maggio) ha attirato più clienti e curiosi di quanto gli organizzatori stessi si aspettassero. Addetti al settore, collezionisti e semplici curiosi. Un vero e proprio successo di vendite oltre che di pubblico.
Tra i partners dell'iniziativa c'è A.N.G.E.L.O storico marchio del settore, Opherty & Ciocci store online specializzato in vintage clothes e quindi la suggestiva location "Elisabeth the first" che ha ospitato l'evento.
Dora Giannetti, la proprietaria, mi confessa che è stata sua madre a parlargli di questa geniale trovata mesi fa. Precedentemente presentata al Pitti Uomo dello scorso anno proprio da A.N.G.E.L.O e quindi copiata a Milano da un temporary store, ha voluto sperimentarla e proporla anche alla clientela del suo affascinante tempio del vintage nel cuore di Roma, dove tra i ricercati ed unici pezzi s'innesta imponente la sua collezione etno-vintage "Elisabeth the first”. 

"Antichi spolverini uzbeki si affiancano così a completi in tessuti pregiati libanesi oppure si portano con shirwal, perfette riproduzioni dei pantaloni arabi, attualizzati dal tessuto gessato maschile. Giacchine in cotone o viscosa, illuminate da antichi ricami cinesi si accostano a abiti in seta goffrata dai toni polverosi, tuniche sovrapponibili tra loro si mischiano per colori e diverse lunghezze, creando un effetto di continuo movimento."

Mi intrattengo qualche minuto a chiacchierare con Marco Operti di Opherty & Ciocci (web store specializzato in borse d'epoca firmate e non) che si occupa appunto di vendita online di pezzi rigorosamente vintage. 
Nelle prossime settimane inaugurerà il suo primo ed ufficiale store online. 
Fino a quel momento la pagina su E-bay è stata e sarà il luogo in cui potrete spulciare ed aggiudicarvi magari l'accessorio d'annata che fa per voi. Vi consiglio quindi di dare un occhiata al sito internet Opherty.com specializzato in borse ed accessori di una certa elevatura. 

Esordisce confessandomi che all'estero il Made in Italy è ancora una delle poche cose che dell' Italia apprezzano, e gli appassionati del vintage, quello firmato e di una certa epoca, sanno bene quanto sia difficile da reperire.
La vendita online purtroppo, sottolinea, va anche e soprattutto a "parole chiavi" e nelle ricerche sul web la fanno da padrona le firme classiche come Gucci e Ferragamo, Bottega veneta piuttosto che Fendi. 
"Sono quelle che trovi sulla quinta strada e che quindi attirano il cliente perché sinonimo di sicurezza ed autenticità o magari più semplicemente perché di tendenza. Ma questo avviene più per chi di Vintage non tanto se ne intende.”
Ma c'è anche chi punta esclusivamente alla qualità indipendentemente dalla firma,per questo chiarisce:
" Ho moltissimi altri clienti che invece più che al logo badano alle lavorazione (rigorosamente a mano), il materiale e la pelle e quindi le varie chiusure hardwear in pregiato metallo che adesso non si usano più o che comunque vengono fabbricate in plastica o in altre leghe, ben lontane da quelle di un tempo."
Simona P.,presente con un grazioso corner di preziosi gioielli americani anni '50, è una collezionista che invitata all'evento ha esposto le sue parure, bracciali e i vari bijoux che hanno da subito attirato l'attenzione collettiva  per la loro affascinante bellezza e preziosità. Trifari, Coro e Monel alcune delle firme.
Più tardi, poco prima di incamminarmi verso casa, m'imbatto in una coppia. Tra i due, lui era quello più scettico e meno propenso all'idea del vintage. 
Continuava a scoraggiare la sua compagna insistendo nel dirgli che, ciò che stava per acquistare (una Fendi del 70' in pelle blu n.d.r), non era altro che una borsa usata, vecchia e mal ridotta. 
Non avrei quindi potuto salutare Dora e lasciarmi alle spalle le sue iconiche borse di Louis Vuitton, senza rivolgergli prima un ultima domanda. 
Ma l’Italiano è davvero propenso al Vintage?
"Io sono vent'anni che mi occupo di vintage e credo che in questo momento il pubblico Italiano sia più pronto anche rispetto a soli a due anni fa. Ha imparato a mixarlo con i pezzi firmati o con quelli della grande distribuzione come Zara, ad esempio. Oggi il total look fa un pò macchietta e il mescolare il tutto con una buona dose di autentico vintage è molto in voga specialmente tra le giovani ventenni ma non solo. Ho anche clienti agé"

Happy Kilo è stata una bella iniziativa, originale e ben organizzata. Peccato fosse rivolta ad un pubblico esclusivamente femminile. E quindi, scoraggiato e a mani vuote, m’incammino verso casa con una punta di rammarico. L’unico a gioire era il mio conto in banca.
Più che boutique, quella di Dora, è un vero e proprio archivio che consiglio a chiunque di visitare indipendentemente dalla passione per il vintage. 
Perchè come disse Coco Chanel anni addietro “La moda passa, lo stile resta”. E da "Elisabeth the first" lo stile la fa da padrona.

Ma che differenza c'è tra l'usato e il vintage? 
Wikipedia risponde: Il vocabolo deriva dal francese antico vendenge (a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia) [1]L'abito o l'accessorio vintage si differenzia e contraddistingue dal generico "seconda mano" (l'usato) poiché la caratteristica principale non è tanto quella di essere stato utilizzato in passato quanto piuttosto il valore che progressivamente ha acquisito nel tempo per le sue doti di irripetibilità e irriproducibilità con i medesimi elevati standard qualitativi in epoca moderna, nonché per essere testimonianza dello stile di un'epoca passata e per aver segnato profondamente alcuni tratti iconici di un particolare momento storico della moda, del costume, del design coinvolgendo e influenzando gli stili di vita coevi.

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